"Luna di Luxor" o continuano le recensioni estive .

scritto da neronda il domenica, 16 agosto 2009,17:54
....e ne approfitto per risegnalarvi il mio blog sui libri, dove da un po' non scrivevo. In realtà però ora penso di mettere in secondo piano varie ed eventuali e di dedicarmi ai libri. Troverete raccolti tutti i miei post di recensioni su  http://topadibiblioteca.splinder.com risparmiandovi eventuali post di piagnistei e gossip femminili.

Ovviamente ci posterò anche questo che ora vado a incominciare.
Il post di oggi tratterà del romanzo "Luna di Luxor" di Stefania Bertòla.

Premessa: sto leggendo da due settimane con fortune alterne "il nostro comune amico" di C. Dickens. A tratti però il caldo si fa insopportabile e la morìa del neurone inevitabile sicchè occorre dedicarsi a qualcosa di meno sostanzioso.
Non per questo il romanzo della Bertòla va annoverato tra letture estive usa e getta, anzi.
Pur cimentandosi nel vituperato genere della chick lit (ante litteram direi, trattandosi di un romanzo del 1989), l'autrice si lancia in quello che sarebbe più appropriato definire un esercizio di stile ispirato ai luoghi comuni del rosa. Un divertissement che tappa per tappa svolge i capisaldi del rosa meglio di un saggio a tema, mantenendo allo stesso tempo una leggerezza stilistica allo stesso tempo piccante di ironia e rimandi colti, e un umorismo non poi così distante dalle pagine dickensiane a cui mi ero sottratta in preda al torpore.

La trama ricalca gli intrecci delle soap fine anni Ottanta, con personaggi di un kitsch ingenuo quali possiamo solo rimpiangerli: l' ingenua naturalmente bionda vittima delle circostanze, la principessina innamorata della torbida rockstar, la perfida arrampicatrice bruna e tettona, e via dicendo come mescolando il mazzo di carte delle figure archetipiche del rosa, ma senza prendersi affato sul serio.

I nomi, poi, roboantemente assurdi, dovrebbero essere indizi degli intenti comici dell' autrice (spesso e volentieri collaboratrice di Luciana Littizzetto nonchè traduttrice italiana di Updike e McEwan): Miranda Mc Teague, Lea Oleandri, Aimone Beneaccorsi,Diomira Gorni, Malvina Mornay.
Una Liala alticcia non avrebbe saputo escogitarne di migliori.
Un' opera prima che si rivela insomma un affettuoso omaggio a quella piccola parte di ogni donna che desidera viziosamente leggere del rosa e spesso lo reprime, uno spassoso romanzo che vuol bandire in ogni lettrice i sensi di colpa e celebrare la frivolezza come fonte di pura libidine letteraria.

Sì, direi che mi è piaciuto, tutto sommato.
I libro non è più stato ristampato, è un po' difficile da reperire, potete però acquistarlo on line su webster.it.
Ovviamente ora mi metterò a caccia di tutta la bibliografia di Stefania Bertola, e vi farò sapere.
Qui sotto una buona imitazione della copertina di Milo Manara (irreperibile l'origianle on-line, mi ha permesso di imparare i primi rudimenti di Inkscape).

categoria: letture, libri salvifici
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Perdo il lavoro ne trovo un altro leggo Gossip girl e mangio liquirizia.

scritto da neronda il giovedì, 16 luglio 2009,19:09
Nonostante il caldo, e la prolungata assenza eccomi di nuovo qui ad aggiornarvi.
Oggi mi dedicherò ad illustrarvi i motivi per cui la lettura di Gossip Girl (di Cecily Von Ziegesar) sia particolarmente idonea quando si ha un sacco di tempo libero dopo aver perso il lavoro.
 Orbene se per le suddette ragioni ci si ritrova inaspettatamente con un sacco di tempo libero, e fa mooolto molto caldo e gli esami sono appena finiti, ecco, ci vuole Gossip Girl.

"Gossip Girl" è una serie di romanzi scritti da Cecily Von Ziegesar, da cui successivamente è stato tratto il teen drama recentemente trasmesso anche in Italia, cui ho finito pur'io per appassionarmi.

Credo che i romanzi della Von Ziegesar siano quanto di più imbarazzantemente malscritto (o mal tradotto?!)
io abbia mai letto.
Mi piacciono i grandi classici, non ho mai letto roba simile e mentre sto svaccata sul divano a orari in cui di solito lavoravo, con al sensazione di bigiare la scuola, non riesco a staccarmene.

Lo stile è quello ultra dettagliato di Cosmopolitan, dovizioso di particolari sul look dei personaggi e le boutique e locali newyorkesi dove è ambientato. Quanto allo spessore psicologico dei personaggi, è assolutamente inesistente.

Ma:

"Con quel sorriso della serie so-che-sono-uno-schianto, i capelli color castano dorato, gli occhi verde smeraldo, la pelle perennemente abbronzata e il suo talento- così sexy-  nel costruire e far correre le barche a vela, Nate Archibald era il ragazzo desiderato della Upper East Side."

Per non parlare di Serena Van der Woodsen. Lei è perfetta. Ti viene ripetuto in continuazione dall' inizio del romanzo che lei è perfetta, la più bella sempre e ovunque, e anche miliardaria e tutti la desiderano.

"Ecco la cosa grandiosa di essere così belli e spensierati. Non aveva alcuna importanza con chi stavi o quale sciocchezza stessi facendo: ti divertivi sempre alla grande. Infatti non dovevi neanche innamorarti di qualcuno, quando il  mondo era già così innamorato di te."

Seguiamo Seren nel suo essere modella, perseguitata da eccitanti rockstar miliardarie che la ricoprono di regali (che fastidio) testimonlai di profumi, sempre e costantemente al centro dell'attenzione.
E la magia è questa: laq completa assenza di polisemie, di pluriletture, di profondità, il fatto che insomma, è tutto lì, ti rea come una sorta di rete di sicurezza.
Tu sai che Serena è la migliore e ti muovi come con una Barbie, sapendo che comunque tutto finirà bene, mentre non semrpe nella realtà è così.


P.S. chiunque pensi che questo sia il triste post di una quasi disoccupata che mangia liquirizie e legge schifezze senza nessun rispetto per sè stessa diventando ogni giorno più grassa e squallida....l' ho pensato prima io.

Ma da domani smetto.


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Spaesamento.

scritto da neronda il lunedì, 22 giugno 2009,10:03
Diventa grave quando non ti ricordi più l' indirizzo del tuo blog. In effetti mi sento un po' come quei personaggi delle fiabe che partivano per un viaggio, erano convinti di star via una settimana, tornavano ed erano passati vent' anni, tutti erano cambiati e invecchiati tranne loro. Ma sono convinta che passerà.
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The same old story o Neronda si mantiene giovane.

scritto da neronda il giovedì, 02 aprile 2009,19:54

Sapete che potete contare sulla labilità del mio equilibrio mentale, grazie alla quale questo blog sarà sempre aggiornato, in maniera più o meno discutibile.

Se non l'aveste capito sono una tradizionalista. Applico la coerenza solo alle mie abitudini peggiori, con una ricorsività ciclica pari alle stagioni.

Ogni tanto mi piace assumere atteggiamenti che possano invalidare l'errata convinzione di essere maturata, cresciuta. Ogni tanto mi piace lasciarmi prendere dall' insicurezza  e la cavalco come il mio fido destriero verso l' annnientamento personale.

Mi piace ripensare ai dettagli più umilianti della mia esistenza e se possibile ricreare le medesime situazioni proprio come se il tempo non fosse passato.

Che ci volete fare, so come mantenermi giovane.

Mi piace rinunciare completamente al vantaggio preso nel tempo sulle mie debolezze, animare le mie peggiori paure, prendere sottobraccio le mie paranoie, infilare tutte le dita in tutte le piaghe, e battere per giorni dove il dente duole.Non cerco chiodi per scacciare chiodi ma mi rannicchio nel mio malessere e cullo solole parti di me che proprio non vogliono imparare.

Che ci volete fare, so come divertirmi.

Dove sono stata o Carlo Emilio Gadda re dei blogger.

scritto da neronda il domenica, 22 febbraio 2009,12:40
Prima o poi torno sempre, ricordatevelo. Non ho intenzione di chiudere questo blog, anche se ogni tanto mi capita di scriverci poco, semplicemente perchè mi piace avere un posto dove tornare e perchè so che prima o poi qualcosa da scrivere mi viene.
Mi rendo poi conto che ho bloggato di più quando ero in giro per la Spagna piuttosto che ora che sono sempre stata qui.
Il fatto è che sono stata inghiottita dai libri: i libri che metto in ordine in biblioteca, i libri che vendo o cerco di vendere nei supermercati (tra i surgelati e le casse, ecco lo stand di Neronda la piccola Topa di Biblioteca, accorrete siori a depositarvi in mezzo un fazzoletto moccicoso o la busta di una merendina!!), i libri che leggo (ho finito un altro meraviglioso volume di Natsuo Kirino, "Morbide guance", e sto leggendo "Leggere Lolita a Teheran" cui dedicherò un post a parte), e i libri che devo studiare.
E' così che mi sono imbattuta nell' esimio Carlo Emilio Gadda, scrittore eclettico di cui non avevo letto nulla fino ad esserci costretta per l'università.

Naturalmente l' approccio accademico vuole che si tralascino completamente le opere più mature e compiute dello scrittore, quali "Quer pasticciaccio brutto della via Merulana" e "La cognizione del dolore", in favore di diari che lui non voleva veder pubblicati e racconti di cui in seguito forse si sarà vergognato.
L'idea che una si fa da queste letture è sostanzialmente quella di un nevrotico piagnucoloso completamente privo di autostima ma altresì portato al bozzetto e alla caricatura,nonchè al "viaggio mentale".
E' in questo che trovo l' attualità sorprendente di Gadda: potrà sembrarvi assurdo e forse un po' forzato ma questo rimescolatore di parolacce e apax ed arcaismi non mi sembra tanto distante poi da un JD di "Scrubs", da una Ally McBeals  o da una Bridget Jones, con alcune punte sarcastico-rotocalchistiche degne di "Le malvestite".
Come gli odierni blogger, Gadda ha sì velleità letterarie però si vede affondato in una professione che di artistico non ha nulla: l' ingegnere.
E tuttavia è molto prolifico anche se di fatto non termina o rifinisce quasi nulla, ma eccelle nelle decrizioni baroccheggianti ed ironiche dei fatti della vita quotidiana, nella caricatura, nel bozzetto di costume.

Ora non voglio con questo sminuire sua Lagnosità (se non voleva pubblicare i suoi diari forse c'è un motivo), o neppure elevare globalmente qualunque blogger a potenziale grande scrittore.
Tuttavia approfitto del blog per constatare che la distanza tra noi e Gadda potrebbe non essere così grande ed invalicabile (anche se certe perifrasi magniloquenti su cui sicuramente ha perso fin troppo tempo, poteva pure risparmiarsele), e la riscoperta di questo autore schivo e sfuggente potrebbe riservare delle soddisfazioni.

O forse semplicemente voglio cercare di infliggermi i miei stessi patimenti.

Chissà.

"Grotesque" o Le sorelle Karamazov in Giappone.

scritto da neronda il mercoledì, 07 gennaio 2009,14:16

Ho appena terminato di leggere questo romanzo:

 

Il libro può incutere un po' di timore da principio, trattandosi di un volume massiccio di quasi novecento pagine.

Natsuo Kirino è una scrittrice poliedrica le cui opere iniziano ad essere tradotte in Italia da pochi anni nonostante sia attiva in Giappone dalla metà degli anni Novanta.

Può essere superficialmente definita una scrittrice di thriller (il suo primo romanzo "Le quattro casalinghe di Tokyo" è attualmente in elaborazione cinematografica ad opera del regista giapponese di "The ring"), ma i suoi romanzi non sono thriller più di quanto non lo sia "Delitto e castigo".

Natsuo Kirino mette in scena sì un' investigazione, ma non si tratta di scoprire l'autore di un crimine. Il crimine e il delitto sono sempre presenti nei suoi romanzi, ma spesso è sempre noto fin dall' inizio il colpevole. Quello che  Kirino analizza è in genere la sensibilità umana al commettere un crimine, il momento di transizione che trasforma la persona "normale" in criminale, la tentazione del crimine e il suo pervadere progressivamente o altre volte del tutto improvvisamente la mente umana.

Natsuo Kirino stende una mappatura della permeabilità della natura umana al male.

I suoi romanzi non sono particolarmente cruenti, non insistono in descrizioni ripugnanti come è spesso tipico del genere, ma descrivono in maniera assolutamente reale e realistica la soggettività dei personaggi.

Veniamo dunque alla trama del romanzo:

"Grotesque" ha per oggetto il rapporto tra due sorelle, la narratrice e le bellissima Yuriko. Tale rapporto è rianalizzato alla luce della morte di quest' ultima, assassinata mentre si stava prostituendo. La stessa sorte colpisce Sato Kazue, una compagna di scuola delle due sorelle, brutta, anoressica e anch' essa prostituta.

Attraverso l' alternarsi delle voci delle tre donne e di quella dell' assassino di Yuroko e Kazue percorriamo l' anatomia di questo crimine.

Ma "Grotesque" è molto di più di questo. La storia delle tre donne è pretesto per Kirino di analizzare i lati più brutalmente gerarchici della società giapponese e muovere una critica sia verso il dogma dell' impegno a tutti i costi che verso la mercificazione del corpo femminile che hanno luogo, seppur contrastanti, in essa.

Kazue, brutta, anoressica e mostruosamente ambiziosa, e Yuriko, abulica, ninfomane e mostruosamente bella, sono le due facce della marginalità sociale che scelgono di estrinsecare vendendo il loro corpo.

Rappresentano però anche i due risvolti dell' ossessione per gli uomini, di cui nessuna delle due può fare a meno, pur odiandole entrambe.

L'odio per gli uomini è una tematica costante che vena sottilmente tutto il romanzo. La narratrice stessa è una donna di mezz'età vergine che mai si è interessata ad esso.

Il vuoto affettivo è un altro elemento presente: nessuno dei personaggi nomina o allude minimamente all' amore, ognuna di loro è una monade persa nelle sue ossessioni e chiusa in un guscio cupo di rancore verso la società

Per tutti questi elementi Kirino mi sembra un po' la versione giapponese di una sorta di Dostoevskij del ventunesimo secolo, e la fitta trama di risentimenti, disperazione e rivalse che si tesse tra le tre protagoniste del romanzo mi ricorda tantissimo " I fratelli Karamazov", mentre il memoriale di Zhang l' assassino è in qualche modo simile ad alcuni elementi di "Delitto e castigo".

Nell' insieme un romanzo che mi ha avvinto fino alla fine facendomi completamente dimenticare del numero di pagine che stavo macinando.

Propositi per il nuovo anno.

scritto da neronda il mercoledì, 31 dicembre 2008,16:28
All' insegna della banalità, ecco a voi i miei propositi per il 2009:

1)Non diventare come mia madre.
2)Non diventare come mia madre (o meglio, come la parte peggiore di lei che ultimamente sembra l' unica che noto).
3)Non diventare come mia madre (o in alternativa non diventare nulla che non riconoscerei per strada se mi incontrassi).
4) Non perdere il rispetto di me stessa.
5) Riuscire a mettere da parte le mie ridicole paure ( e magari vedere tutto "The Ring" senza finire in analisi.)
6) Non litigare più con la suddetta madre anche se so di avere ragione.
7) Non dimenticarmi  che valgo qualcosa (se non sono io la prima a dirmelo.... vedi alla voce "empowerment).
8)Divertirmi.
9) Smettere di pensare a)alle cose più orrende che mi sono successe b) alle cose più orrende che potrebbero succedermi.
10)Varie ed eventuali tipo una casa mia e magari dare tutti gli esami della specialistica, ecco.

Non so, il 31 dicembre mi mette tristezza. Mi incastra tra i brutti ricordi e la paura del futuro.
Suppongo che domani andrà meglio, c'è il rito purificatore del "Concerto di Capodanno"!!

Ad ogni modo buon anno nuovo a tutti quelli che ancora mi leggono.
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Oroscopiamo.

scritto da neronda il venerdì, 26 dicembre 2008,14:47
Il buon Natale a tutti non l' ho fatto, però buon Santo Stefano eccetera. Vorrei rassicuravi, anche quest' anno, pure se c'è la "crisi" ho ottemperato ai miei doveri natalizi (regali incartati male o per nulla, brufoli, addormentarmi davanti alla Principessa Sissi per tele, programmare una pila di libri da leggere e rammaricarmi per non averlo fatto, intrattenere conversazioni di circostanza con i parenti e rispondere agli sms di auguri da numeri sconosciuti).

Poi si legge l' oroscopo dell' anno nuovo. Naturalmente. Tutti. Si cercano con google e si fa l'esegesi comparata.
Si legge il tuo segno nello speciale di Astra al supermercato fingendo di palpare la frutta e poi naturalmente si mette giù, che io mica compero queste scemenze.

Ci si solleva molto, perchè finalmente a Gennaio finisce l' oposizione di Giove, che ha soggiornato nel segno opposi del CAPRICORNO per UN ANNO.
Che bello, non c'è più l' opposizione di Giove.

Ora comincia quella di PLUTONE, in CAPRICORNO nel 2009.

PER QUATTORDICI ANNI.

Ieri mi sono fidanzata.

scritto da neronda il domenica, 21 dicembre 2008,14:47
Ieri mi sono fidanzata. Proprio così, ragazze!! Finalmente lui mi ha chiesto di sposarci!! Certo, non è stato proprio come me l' aspettavo, ecco. CERTO, ERA SEMINCOSCENTE PER L'ALCOL, INCAPACE DI ALZARSI DAL DIVANO E COL MANGANELLO FUORI DAI PANTALONI (CHI DICE CHE L'ALCOL FA CALARE LA LIBIDO FORSE SBAGLIA....). Dite che non vale?!
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Una ruminante di libri.

scritto da neronda il mercoledì, 17 dicembre 2008,19:57

Doveva essere un post su "V." il romanzo  di Pynchon che ho letto nell' ultimo mese. Sennonchè mi sono arenata sul ciglio dell' ultimo capitolo.

"V." è un libro sorprendente e persino coinvolgente, innovativo, particolare, certo. Presenta mille trame e  si sviluppa in mille direzioni, è l' intersezione di mille storie. Il problema è però che più che un libro, a volte sembra una stazione. Un luogo di passaggio per storie che non troveranno lì nessun completamento. E badate, ogni capitolo è davvero ben scritto e con una sua unità di trama e coerenza di personaggi. Ma ogni capitolo muore in sè stesso, o quasi. Non c'è un vero filo conduttore, sta al lettore rigirarsi il libro in mano (a volte con l' aiuto di Wikipedia, se è ignorante come me in Storia contemporanea) e cercare i rimandi tra i vari intrecci.

Il lettore di "V." non può essere passivo, deve rielaborare quello che legge e metterne i pezzi in relazione tra loro.

E' senz' altro un approccio innovativo al romanzo, paragonabile a quello del Calvino di "Se una notte di inverno un viaggiatore" e del Perec di "La vita : istruzioni per l'uso" (ma li ho letti entrambi e li ho trovati meno faticosi).

Il fatto è che sto invecchiando. E voglio un romanzo che mi racconti una storia. Voglio sedermi e sentirmela raccontare. Voglio personaggi da imparare a conoscere, a cui potermi affezionare come se fossero vivi, con una loro coerenza e tridimensionalità, non semplici avatar abbozzati funzionalmente alle esigenze di uno scrittore e alla sua poetica.

Mi spiego: non penso che uno scrittore non debba avere una poetica. Ce la deve avere eccome. Ma non deve fartela vedere, ecco. Il lettore dovrebbe vederne solo il prodotto.

Sto diventando maledettamente tradizionalista, ecco. Tra un po' dirò che il mio romanzo preferito è "I primessi sposi".

Il fatto è che a volte penso di essere nient' altro che una ruminante di libri. Voglio solo nutrirmi di storie  e non mi importa molto dell' ego dello scrittore che c'è dietro, o di capire qual' è la sua filosofia artistica. Voglio solo farmi prendere da quello che leggo, e trovo che sia sempre più raro trovare libri che hanno questo unico scopo (escludendo la letteratura usa e getta, ovvio).

Comunque.

Non perdo la fiducia, e ho accantonato "V." per il momento.

Sto leggendo "Grotesque", della giallista giapponese Natsuo Kirino, autrice di "Le quattro casalinghe di Tokyio". Per il momento lo trovo coinvolgente. Staremo a vedere.